venerdì 3 gennaio 2014

FIAT: QUALE MISSION?

Fresca come una briosche appena sfornata, la notizia dell'acqusizione di Chrysler da parte di Fiat, ha sconvolto la Borsa. Impennata del 16% dei titoli. In un momento di vacche anoressiche, si potrebbe gridare al miracolo. Fiat si americanizza oppure Chrysler si italianizza? Domanda di non poco conto, se si pensa che allo stato attuale, il brand italiano soffre di una carenza di prodotto, proprio in quei segmenti in cui la vivacità non manca. L'operazione di ribrandizzazione di modelli americani si è rivelata un flop. Risibili i risultati di Lancia Flavia, Lancia Voyager, Lancia Thema. Unica eccezione, Fiat Freemont, a dimostrazione che il sentiment del mercato verte verso prodotti sfiziosi, in un certo modo fuori dal coro e con un "value for money" appropriato. Tra la notte scorsa e questa mattina, ho avuto un fitto scambio di opinioni via Whatsapp con il mio caro amico, bocconiano, Daniele Capozucca, estimatore del gruppo italiano e attento osservatore delle vicende Torinesi. La mia perplessità sta nel fatto che troppe occasioni sono andate perse. Trovo inspiegabile che anche nella vecchia Europa, un marchio storico come Lancia sia assente su alcuni mercati. In Inghilterra, ad esempio, modelli italianissimi come Ypsilon o Delta, quest'ultima, a mio parere la più bella media in circolazione, attualmente venduta con una gamma mortificatissima, dopo l'ultimo aggiornamento m.y. 2014, sono commercializzati proprio con marchio Chrysler. Segno di una debolezza interna davvero grave. Daniele ha un'opinione ottimistica. Mi ha scritto che finalmente Fiat avrà tecnologie, risorse, pianali, know how e rete distributiva impensabili fino ad oggi. Non ha torto, assolutamente. ma che ricadute avrà tutto questo per il Made in Italy? Se la 500, che gradualmente sta diventando marchio a se, vera icona e identità Fiat, è a tutti gli effetti un triangolare Polonia, Serbia, Messico, cosa succederà adesso, affinché si possa dire di aver comprato una vettura italiana? Il concetto stesso di auto italiana, sarà un mero pensiero filosofico, oppure poggeremo ancora su di un pianale frutto dell'ingegneria italiana? Saremo sempre avvolti dai sedili cuciti a mano in un laboratorio artigianale dell'Emilia Romagna e poi montati in una seducente Maserati? La delocalizzazione è uno sport molto in voga, ma graniticamente, alcuni valori rimangono al loro posto. Che senso avrebbe, infatti, pubblicizzare una 500 decantandone le sue origini polacche? Quanta presa avrebbe sul pubblico? Dopotutto, la Dolce Vita, si svolgeva in Via Veneto a Roma, la città eterna. Per quanto le leggi del mercato spingano le imprese italiane fuori dai confini, consoliamoci almeno del fatto che i Fori Imperiali,  Piazza di Spagna, il Vesuvio, e il Duomo di Milano resteranno per sempre li dove sono nati. Con la scellerata politica industriale, messa in atto da inetti governi, di cui abbiamo goduto e stiamo ancora godendo, non credo potremo bearci di altro, monumenti esclusi.