martedì 10 dicembre 2013

ALFA ROMEO GIULIA: ANIMA A 4 CILINDRI!




Per amore di quell'auto, mia nonna prese la patente. Ho ritrovato una vecchia foto. Lei impettita e seria, ritta nell'atto di aprire la portiera. Una splendida Alfa Romeo Giulia, color panna. Era l'auto dei miei nonni materni. Veniva usata pochissimo, era un lusso da tenere da conto.  I giorni di festa a casa loro, erano caratterizzati da profumi che ancora oggi ricordo. Profumi di cibo, profumo di lavanda della tovaglia di fiandra bianca immacolata appena tirata fuori dal cassettone. Brocche madide di rugiada, colme di vino rosso sangue,  di cui potevo solo ammirare il miracolo della sua fattura . Secondo il parere dei nonni, avrebbe influito sul mio sviluppo mentale. Ero destinato a studiare, a frequentare la scuola, come loro non avevano potuto fare, come non avevano fatto i miei genitori. Mi sarei dovuto laureare come il nipote del medico condotto. Lui aveva santi in paradiso. Noi no. Avrei dovuto contare solo sulle mie forze, sulla mia intelligenza. E il vino era una delizia, ma anche un croce certa se non l'avessi saputo gestire. Nel dubbio, meglio tenerlo lontano da me. Ancora oggi ne bevo pochissimo. Nipote di contadini, produttori di vino, ma non bevo. Uno dei tanti ossimori della mia vita. In quei giorni, si usava anche la Giulia. Nel tardo pomeriggio, quando la calura lasciava il posto ad un dolce tepore, mentre gli uomini giovani di famiglia si riposavano sotto ai pergolati, e le donne ripulivano le tracce del pranzo, si consumava il rito che attendevo da tutta la settimana: uscire in auto, con i nonni, per mangiare un gelato. La Giulia  era stata un evento. Nella mia ingenuità di bambino, ammiravo quell'auto che secondo la mia visione del tutto parziale aveva due porte. Un accesso posteriore che non conoscevo, una portiera in più, sconosciuta alle utilitarie sulle quali avevo viaggiato. Che salotto era quell'auto. Ammiravo il volante in legno quasi fosse un'opera d'arte. Sedili in velluto, morbidi, scivolosi, una carezza visti i miei calzoncini corti. Con il tempo, le uscite in auto iniziarono a diradarsi. Nell'ultimo periodo solo la nonna era autorizzata a mettersi al volante. Lei, con il suo abito perfetto. Diceva che quando si usciva di casa, bisognava sempre essere  a posto e puliti, tutto poteva accadere, anche qualcosa di tragico. Aveva perso un figlio, in un incidente. Aveva addosso gli abiti della campagna, imperdonabile. La morte è maleducata di natura, non  lascia neppure il tempo di cambiarti gli abiti. Quindi, meglio prevenire. Trovavo inquietanti quei discorsi. Ero terrorizzato per la naturalezza con cui parlava della morte, ancor più se la sfidava a colpi di scarpe lustre! Quando loro sono andati via, la mitica Giulia fu lasciata  invecchiare, lentamente, fino a che  la sua bellezza sfiorì del tutto.
UN TESORO INCOMPRESO
 Ero troppo giovane per capire che avrei dovuto salvarla. Aveva tracciato un segno nella mia anima , una viscerale passione per  le belle auto. Durante gli anni in cui rimase immobile, mi ci rifugiavo spesso. Mi mettevo al posto di guida, immaginando viaggi senza soste, alla scoperta di un mondo di cui avevo fame. Il profumo del sacchetto di lavanda che la nonna appendeva allo specchietto, aveva lasciato il posto al puzzo di muffa provocato dalle infiltrazioni d'acqua. I rivestimenti del tetto avevano ceduto, ma l'appagamento che mi dava quel luogo maleodorante, non l'ho mai ritrovato in nessuna delle auto che ho potuto guidare successivamente. Intrecciavo una lotta quotidiana con mia madre, per poter passare un po' di tempo in quell'abitacolo che era stato per me il luogo dove avevo iniziato a maturare le mie ambizioni. La ruggine oramai l'aveva assalita. La Giulia era diventata un pericolo. Dopo un urgente consiglio di famiglia, arrivò un camion, dotato di artigli. Una versione tecnologica della morte di cui mi parlava la nonna. La portò via in uno stridio di lamiere, Quando scoppiò il bellissimo parabrezza bombato, ebbi l'impressione che i pezzi di vetro fossero milioni di lacrime che la mia amata Alfa Romeo Giulia stesse versando per il suo destino senza ritorno. Aveva ragione la nonna. La morte non ti lascia neppure il tempo di cambiarti d'abito. La prese con se così com'era, con la sua vernice scolorita, le gomme sgonfie, gli interni distrutti dal tempo e dall'incuria.
UN AMORE RINNOVATO
La foto della nonna, mi ha fatto pensare che non tutto si perde per sempre. Il ricordo di quegli anni mi è rimasto come un vecchio oggetto prezioso che ogni tanto ricompare per essere accarezzato. Oggi sono un adulto, con tutto ciò che ne consegue, con la mia buona dose di cinismo, scudo respingente contro le sommosse delle sgradevolezze quotidiane. Non ho mai potuto guidare quella Giulia, ma forse, oggi che sono un uomo connesso e tecnologico, potrei tranquillamente mettermi alla ricerca di un esemplare in grado di ricomporre una frattura che ancora oggi mi fa male. Avere una Giulia in garage sarebbe un balsamo per l'anima, la perfetta testimone dell'origine di ciò che sono oggi! Chissà che non riesca a trovarne una davvero speciale......

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